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direttore Pierluigi Mantini

Casse professionisti, i risparmi vanno allo Stato

salvadanaio 

Le Casse di previdenza dei professionisti daranno una mano nell’opera di risanamento dei conti pubblici. Dovranno, infatti, ridurre la spesa per i consumi intermedi del 5% nel 2012 e del 10% a partire dal 2013. E versare queste risorse allo Stato. Come già anticipato da ItaliaOggi del 20 luglio, trova quindi conferma la misura contenuta nel provvedimento sulla Spending review.

Il senato nella giornata di ieri ha approvato con 217 voti favorevoli, 40 voti contrari e 4 astenuti il ddl 3396, di conversione del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, sul quale il governo ha posto la questione di fiducia. La parola passa ora alla camera.

Autonomia scritta solo sulla carta
Non è la prima volta che il Legislatore interviene per limitare l’autonomia gestionale degli enti previdenziali concessa, prima, con il dlgs 509 del 1994 (privatizzando gli istituti di vecchia generazione) e, poi, confermata con il dlgs 103 del 1996 (per le casse di nuova costituzione). E la Spending non fa altro che confermare un orientamento legislativo sempre più consolidato. Per effetto del controverso elenco Istat delle p.a. (legge 196 del 2009), infatti, tutte le volte che lo Stato ha inteso stringere i cordoni della spesa pubblica ha indirettamente chiamato in causa gli enti dei professionisti. Non a caso è dal 2004 che le Casse contestano davanti al giudice amministrativo la loro inclusione nel citato elenco (aggiornato poi nel 2009) dell’Istituto nazionale di statistica. Ottenendo dal Tar Lazio, con la sentenza 224/2012, il pieno riconoscimento dell’autonomia contabile, organizzativa, gestionale e finanziaria, e aprendo così la strada alla revisione del documento Istat (si veda ItaliaOggi del 13/1/2012). Un chiarimento che avrebbe dovuto mettere fine alla lenta «ripubblicizzazione» della previdenza dei professionisti. Così, tuttavia, non è stato. Visto che dopo poche settimane, con apposita ordinanza, il Consiglio di stato, ha sospeso l’esecutività della sentenza del Tar (si veda ItaliaOggi del 30/03/2012) e rimandato al prossimo 30 ottobre 2012 l’udienza di merito.

I nuovi vincoli
Sono diverse le disposizioni (si veda tabella in pagina) che interesseranno le future decisioni dei consigli di amministrazione degli istituti previdenziali. In un’ottica di riduzione delle spese, il comparto infatti non potrà stipulare contratti diversi da quelli messi a disposizione dalla Consip per gli approvvigionamenti di energia elettrica, gas, carburanti, telefonia fissa ecc. Ma non solo. Altri vincoli arrivano anche per il conferimento di nuovi incarichi di consulenza. Mentre il personale non potrà più chiedere di monetizzare le ferie e si dovrà accontentare di buoni pasti ridotti a 7 euro. Anche se la misura che crea più malumore è quella prevista all’articolo 8. La norma infatti prevede che le pubbliche amministrazioni inserite nell’elenco Istat «sono tenute ad adottare interventi di razionalizzazione per la riduzione della spesa per i consumi intermedi sostenuta nel 2010 nella misura del 5% per il 2012 e del 10% a partire dal 2013. Le somme derivanti da tali risparmi andranno versati annualmente ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato entro il 30 giugno. Per il 2012 entro il 30 settembre».

Il nodo dismissioni
Come se non bastasse, in fase di conversione del decreto legge è arrivata una nuova disposizione per il comparto. Riguarda la dismissione immobiliare degli enti. Il provvedimento, infatti, darà una mano agli inquilini delle case di proprietà degli istituti impegnati nella vendita del loro patrimonio. Con l’emendamento 11 bis approvato all’articolo 3, i relatori hanno inserito la previsione di uno sconto speciale da applicare ai prezzi degli immobili messi in vendita e allungato i tempi (fino a 120 giorni) per l’esercizio da parte degli inquilini del diritto alla prelazione. La novità, comunque estranea alla materia del provvedimento, è stata inserita «in considerazione delle particolari condizioni del mercato immobiliare e delle difficoltà di accesso al credito e per agevolare e semplificare i processi di dismissione immobiliare da parte degli enti inseriti nell’elenco Istat (legge 196/2009)».

 

 

Ignazio Marino, Italia Oggi

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