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direttore Pierluigi Mantini

Europa e Globale

Dall'Europa un'occasione per modernizzare l'Italia

Leggi tutto... Aperti, propositivi, competitivi: la sfida europea

L’Italia ha sviluppato negli ultimi anni un rapporto complesso nei confronti del resto del mondo: da una parte siamo un Paese che si è sviluppato in gran misura grazie alla propria capacità di imporsi, con creatività ed efficienza, sui mercati internazionali, specie quelli europei.

Dall’altra, nel momento in cui l’emergenza di nuovi attori internazionali ha modificato equilibri che ci avevano permesso di prosperare, nella società italiana sono apparse molte voci dubbiose nei confronti della globalizzazione, che hanno spostato l’attenzione da cosa l’Italia avrebbe dovuto fare per prepararsi al meglio ai nuovi scenari a uno sterile dibattito sui mali della globalizzazione stessa.

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L’Egitto diviso verso la nuova Costituzione

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E' muro contro muro in Egitto fra magistratura e opposizioni da un lato e i sostenitori islamici del presidente Mohamed Morsi dall'altro. Migliaia di manifestanti dei Fratelli musulmani e di movimenti salafiti hanno posto sotto 'assedio' la sede della corte costituzionale, che doveva decidere se accogliere i ricorsi per lo scioglimento dell'assemblea costituente e della camera alta del parlamento, il Consiglio consultivo. Vista l'impossibilita' anche fisica di accedere all'interno dell'edificio, come ha denunciato uno dei giudici, la suprema corte egiziana ha deciso di sospendere le sue attivita' fino a quando non cesseranno "le pressioni psicologiche e materiali" nei loro confronti.

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Passo avanti per la pace in Palestina

Leggi tutto... Palestina «stato osservatore», sì dell'Onu. L'Italia appoggia la risoluzione: deluso Israele. Abu Mazen: «Chiedo il certificato di nascita della Palestina». E Netanyahu replica: «Un discorso ostile e velenoso»

Esattamente 65 anni dopo il voto sulla spartizione della Terra Santa in due Stati, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 138 voti su 193 la proposta voluta fortemente dal presidente dell'Anp Abu Mazen che rende la Palestina "Stato osservatore non membro a partire dalle frontiere del 1967 e con capitale a Gerusalemme Est”. Come osserva Valeria Talbot, ISPI Research Fellow, si tratta di un'enorme vittoria diplomatica per Abu Mazen che viene rafforzato nei confronti di Hamas.

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L'ascesa di Hamas nel nuovo Medioriente

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C’è una differenza sostanziale, tra l’Operazione Piombo Fuso condotta da Israele a Gaza nel 2009 e l’Operazione Colonna di Difesa di oggi. Ed è quello che c’è attorno Israele e Gaza. Non solo le opinioni pubbliche arabe, da sempre a sostegno dei palestinesi, e ancor di più negli ultimi anni, fecondate anche - ma non solo - da una informazione regionale non più piegata ai singoli regimi nazionali. Ci sono i nuovi governi usciti dalle rivoluzioni, con una netta e inequivocabile prevalenza di islamisti. È l’islam politico in posizioni di potere, dunque, a gestire in questo momento la crisi, a mediare, a ospitare i due contendenti.

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Israele nella guerra di Gaza

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La nuova guerra di Gaza, che stavolta coinvolge anche Tel Aviv e Gerusalemme, è cominciata pochi giorni fa, con l'assassinio del capo militare di Hamas, Al-Jabari. L’attentato va ad aggiungersi a quelli già compiuti contro altri capi di Hamas, poi prontamente sostituiti.

Ma al-Jabari andava tenuto in vita solo per una ragione, molto pratica: era a capo dell'ala militare da dieci anni, era esperto e aveva gestito bene, cioè in modo impenetrabile, la prigionia di Shalit. Disponeva di missili iraniani ma aveva anche una strategia più ampia. E secondo il New York Times aveva appena ricevuto, da canali egiziani e israeliani non ufficiali e non chiari, una proposta di tregua lunga con Israele (1). Il suo vice, Marwan Issa, ne ha già preso il posto e una fonte israeliana (Debka) l'ha prontamente definito filo-iraniano.

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Obama incontra Aung San Suu Kyi «Lei è la prova che la speranza rende liberi»

Leggi tutto... Si conclude la visita in Birmania del presidente Usa. L'incontro con il premio Nobel all'università di Rangoon

«Lei è la prova vivente che nessun essere umano può essere davvero imprigionato se nel suo cuore brucia la fiamma della speranza». Barack Obama conclude con una lezione molto particolare agli studenti dell’università di Rangoon la sua straordinaria giornata birmana. Tutto in poche ore: l’incontro col “dittatore ravveduto” Thein Sein, la visita a casa del premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, una residenza-prigione ora divenuta simbolo di democrazia, la folla ammassata per le strade per festeggiare il presidente della superpotenza che viene per la prima volta a visitare un Paese che esce da mezzo secolo di miseria e isolamento. E che vuole smettere di essere un “satellite” della Cina. Infine, il discorso agli studenti dell’università.

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